Quello strano tintinnio di campanelle

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Questa mattina l’aria è tersa, la città è più indaffarata che mai, è un via vai di gente, la prima neve, il mercato, le giacche pesanti, i pacchi regalo, le vetrine illuminate, c’è aria di attesa…Natale è già qui.

Sarà una delusione, ma io non amo particolarmente il Natale, in genere tutti gli anni quando inizia questa settimana sono solita assumere una versione “grinch mode on” che peggiora man mano che ci si avvicina a fine mese. In realtà ciò che non amo è quel tipo di Natale lì, quello dello shopping sfrenato per quattro settimane in cui tutti si stressano per dare il meglio di sé, alla ricerca di regali fatti più per dovere che per desiderio, quello delle cene a 20 portate da farti stare male. Per forza la gente si esaspera, la tensione di quel lungo conto alla rovescia, al termine del quale dovrebbe scaturire la spensieratezza, in realtà tritura i nervi. E’ così a Natale, con l’assurdo pretesto che tutti si vogliano più bene del solito, tutti sono sull’orlo di una crisi di nervi.

Io il Natale di quando ero bambina lo ricordo diverso: una festa semplice, modesta con l’albero e i regali e con le cene, ma fatto di piccole cose, di famiglia e di condivisione. Questo è il natale che mi piace, quello in cui la l’aria si riempie lentamente di profumi: l’odore del freddo dell’inverno, il respiro che crea le nuvolette, l’aria di neve. E poi man mano il profumo delle spezie, cannella, garofano e scorze agrumate che dense e piene arrivano a scaldare le sere d’inverno. E quella lenta attesa con cui ci si prepara a quella notte, quel fervore pacato con cui mia mamma va alla pescheria di fiducia ad ordinare il polipo per la vigilia, quella serenità con cui prepara biscotti e dolci natalizi di casa sua, ogni hanno sempre gli stessi, ma sempre così rassicuranti. E va bene, sì ci sono anche i regali, quei regali sentiti, meditati quelli che camminando per strada ti fanno pensare ad una persona. E poi natale è periodo di vacanze, di riposo, di momenti da passare in famiglia o di incontri con amici che non vedi da tempo. Insomma io credo che ogni natale, quello intimo e privato, abbia una storia da raccontare, fatta di atmosfera, di emozioni e di ricordi.

Tornando ai biscotti natalizi, ogni anno in questo periodo le bacheca dei vari foodblog si riempie di questa robina qui, sono Rughelach che poi ho scoperto tanto natalizi non sono, nel senso che sono sono dolcetti tipici della cultura ebraica, e si mangiano un pò tutto l’anno. I Rugelach tradizionali hanno la forma simile a quella di un croissant, fatto con pasta arrotolata intorno ad un ripieno e vengono preparati con una pasta di formaggio cremoso e buuuurro, il ripieno può variare: uvetta, cioccolato, nocciole, marzapane, cannella o frutta candita. Non potendo resistere al cioccolato ho provato la versione classica con cacao e nocciole, e vi assicuro che il profumino di cacao e nocciole che pervade la cucina nè vale senz’altro la pena, poi ho pensato anche di provare una variante all’uvetta, è molto più delicata e particolare ma anche questa è riuscitissima.

IMG_2271Ingredienti (per 30/32 rughelach piccolini):

per la pasta:
– 200g di burro morbido
– 200g di formaggio fresco spalmabile
– 220g di farina 00
– 
2 cucchiaini di zucchero semolato
– 1 pizzico di sale

per il ripieno al cacao:
– 80g di nocciole tostate
-
 40g di zucchero di canna
– 4 cucchiai di cacao amaro in polvere
– 
un pizzico di cannella
– 10 g di burro fuso

per la variante all’uvetta
– 2 o 3 pugni di uvetta
– ruhm o idromele (souvenir di normandia :P)
– marmellata di mele
– 1 cucchiaio di cannella
-10g di burro fuso

– un albume sbattuto
– zucchero semolato

Preparazione:

In una ciotola lavorare il burro ammorbidito con il formaggio fino ridurre a crema. Aggiungere lo zucchero semolato e il pizzico di sale e mescolare il tutto con una frusta. Unire la farina e impastare il tutto a mano fino a ottenere un impasto abbastanza compatto, morbido ma non più appiccicoso. Non è proprio semplicissimo, io ho dovuto aggiungere ancora un pizzico di farina perchè risultava troppo difficile da lavorare. Formare la classica palla, avvolgerla con pellicola trasparente e far riposare in frigo per una notte.
Il giorno seguente cominciare preparando il ripieno. Per quello al cacao tritare finemente le nocciole con lo zucchero, aggiungere il cacao e frullare ancora, aggiungere la cannella (o anche no, io ne ho messo proprio un pizzico) e mescolare ancora il tutto finchè il ripieno risulti omogeneo. Per la variante all’uvetta frullare insieme l’uvetta (lasciata a bagno nel liquore per un po’) e la cannella (anche qui nè ho messa poca, mi piace l’aroma speziato ma la cannella in sè non mi fa impazzire). Trasferire in una ciotolina e aggiungete un pò di marmellata di mele, io nè avevo una artigianale che mia zia ha fatto qualche mese fa in puglia.
Passiamo alla preparazione dei cornettini. Prendere l’impasto, se è troppo duro lavorarlo brevemente in una ciotola, dividerlo a metà e rimettere in frigo la parte che utilizzerete più tardi. Stendere la pasta con il mattarello su una superfice infarinata, o un foglio di carta da forno (sennò rischiate che si attacchi tutto), e cercate di formare un disco sottile di circa 25-30 cm di diametro. L’idea utilissima suggerita da Fior di Frolla è di tagliare un disco di carta da forno usando come base una teglia da torta (dello stesso diametro).
Con una rotella taglia pasta o se, come me, siete iellati e non ce l’avete con un banalissimo coltello dividere il cerchio in 16 spicchi cercando di tenere le stesse dimensioni. Spennellare tutto con il burro fuso e cospargere con il ripieno preparato. Per far aderire il ripieno alla pasta si può coprire tutto con un foglio di carta da forno e fare una leggera pressione.
Eliminare la carta e formare dei piccoli cornetti arrotolando ogni spicchio partendo dalla base e procedendo verso il centro. I cornetti vanno arrotolati ben stretti e le estremita leggermente lavorate. Disponete i cornetti sulla leccata rivestita di carta da forno, fate attenzione a tenere la punta verso il basso altrimenti rischiate che durante la cottura si sollevi (e non è bello no). Spennellate ogni rugelach con l’abume sbattuto e cospargete con poco zucchero semolato, quindi fate cuocere in forno già caldo a 180° per circa 20 minuti, i cornetti sono pronti quando diventano belli dorati. Lasciate raffreddare e trasferite su una griglia per dolci. Ripetete la stessa procedura con l’altra metà di impasto.
I Rughelac sono davvero buoni, da provare sicuramente, e poi sono perfetti per essere regalati, in qualche scatolina carina home made o di latta, tra l’altro sto già meditando di provarne un’altra versione con marmellata di albicocche e mandorle a lamelle….

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