Alla ricerca della madeleine perduta

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Sì, è proprio di quella che vi parlo. Quella che apriva le porte dell’infanzia di Marcel, nota ormai a chiunque voglia cercarsene una sua personale (magari succede anche, a forza di ricordare la propria infanzia e la zia Leonie o altro parente ipocondriaco a scelta…) e anche a quelli che se la cavano con questa citazione senza dover leggere tutta la Recherche.

Il punto è che in molti, dopo esserci comprati lo stampino da madeleines, ci siamo intestarditi a cercare di ottenere la famosa gobbetta, che non veniva neanche a morire…quindi che fare? Qual’è il segreto della gobbetta?

Io la risposta l’ho trovata qui e ho scoperto che non si tratta di un’ ingrediente magico né di manine fatate, ma di una cosa semplice, chiamata shock termico: quando l’impasto passa dal frigorifero al forno caldissimo ecco che la gobbetta prende forma. Sembra banale ma se si rimane lì a fissare il forno ci si stupisce di questa trovata geniale!

La ricetta che vi propongo oggi, però, non è quella tradizionale, ma una versione a basso carico glicemico: ho ridotto parecchio la quantità di burro (e ne ho scelto uno senza lattosio) poi ho usato un mix di farine e frutta secca. Il risultato è un dolcetto morbido e profumato, con il sapore avvolgente della castagna e quello dolce dell’uvetta. Adatto anche per alcune intolleranze.

Tornando alla madeleine di Proust, spesso quest’esempio viene citato per spiegare come un sapore anche lontano, possa riportare alla mente attimi della propria vita che si credevano dimenticati. A chi non è successo, sentendo un profumo o un gusto particolare, di ricordarsi in maniera istantanea e vivida di un evento, un ricordo o una sensazione del passato? Sono quelle che si chiamano memorie involontarie, una sorta di “sindrome di Proust” insomma…

Che poi ognuno ha la sua personale madeleine: chi la torta di mele, chi il budino, qualcuno la pasta e fagioli e qualcun altro perfino salsicce e friarielli…qual è la mia? Ne ho più di una in realtà: il pane dei morti, di cui ho già parlato qui, il ciambellone di mamma, gli struffoli a natale…ma quello che, più di tutti,  mi tocca davvero l’animo sono le pizze fritte zuccherate dalle mille forme, che zia Monica friggeva anche alle 2 di notte…ma questa storia magari ve la racconto un’altra volta.

Non so voi, ma a me questa “sindrome di Proust ” affascina parecchio ed è anche uno dei motivi per cui amo così tanto il cibo, perché non è soltanto qualcosa che tiene in vita il corpo, è soprattutto una cosa che mantiene viva la nostra mente.

E voi ci avete mai pensato? Qual è la vostra personale madeleine?

Madeleines con farina di castagne, mandorle e uvetta

IMG_2617Ingredienti (per 12-15 madeleine)

– 1 uovo

– 50g di sciroppo d’agave (in alternativa si può usare il miele)

– 20g di burro chiarificato senza lattosio

– scorza grattugiata di un limone

– 70g di mandorle spellate

– 50g di farina di castagne

– 3 g di lievitoper dolci

– 25g di uvetta

– un pizzico di sale

Preparazione:

Sbattere insieme uova, sciroppo d’agave e burro chiarificato fuso. A parte tritare finemente le mandorle. Setacciare la farina di castagne con il lievito e versarvi sopra il composto liquido assieme alle mandorle tritate. Aromatizzare con la buccia di limone, un pizzico di sale e infine aggiungere l’uvetta. Far riposare l’impasto in frigo per un paio d’ore. Ora siamo ancora del tutto alla gobbetta opulenta e generosa delle madeleines commerciali quindi, se avete tempo, lasciatelo in frigo anche per un’intera notte.

Imburrare e infarinare uno stampo per madeleine e riempirlo per metà con il composto. Infornare a 230° per i primi 5 minuti. Evitate a questo punto di andare a dare l’acqua alle piante, suonare l’ukulele o rispondere al telefono e sorvegliate il forno, dopo 5 minuti le madeleine dovrebbero essere gonfie, abbassate subito il forno a 180° e sfornate dopo altri 5 minuti. Lasciar raffreddare su una griglia e servitele col tè.

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